[TYSW] THIS IS ENGLAND


Questa non è una recensione, ma una dichiarazione d’amore.
Per il film ovviamente.
Inghilterra, 1983. Roland Rat, Margaret Thatcher, la Lady di Ferro, il cubo di Rubik, il matrimonio reale tra Carlo e Diana, gli scontri nelle strade inglesi, gli skinhead, la guerra delle Isole Falkland, una nazione in conflitto soprattutto con se stessa, immagini accompagnate dagli accordi in levare di “54-46 Was my number” dei Toots & the Maytals. È tutto scritto addosso ai suoi personaggi, ai suoi silenzi, alle posture, alle emozioni che affiorano sui volti brutali ma sensibili di quegli skinhead. Il razzismo e i suoi alleati, l’odio di sé, dunque degli altri, la paura, la deprivazione affettiva che nutre questa miscela esplosiva, sono sempre gli stessi. Questo racconta This is England del regista britannico e indipendente Shane Meadows.
Shaun, dodici anni, ma in realtà ne dimostra anche di meno, faccia da cane randagio, piglio da adulto e persino i denti che spingono per farsi spazio nella vita, piccolo e tosto, vive con la madre in una remota e deprimente cittadina di mare. Il padre è morto durante la guerra delle Isole Falkland, contro l’Argentina. A scuola quelli più grandi lo deridono e gli infliggono barzellette atroci. L’unica distrazione sono i fumetti letti a sbafo dall’edicolante pakistano. Così quando si imbatte per caso in un gruppo di skinhead, e Woody lo prende sotto la sua ala protettiva, Shaun rinasce. C'è gerarchia, ma anche amicizia e solidarietà. Un giorno però esce di galera Combo, che si è fatto tre anni dentro per coprire proprio Woody, e il vento gira. Più grande degli altri e apertamente razzista, Combo è solo, ancora più solo di Shaun, e vuole tornare ad avere il potere. Divide il gruppo, cercando di traghettare la banda verso la militanza nel Fronte Nazionale, a spese proprio di uno di loro, Milky, giamaicano che nessuno difende, che ha per giunta il torto, imperdonabile ai loro occhi di avere dietro di sé una famiglia calda e numerosa. Con la disintegrazione della cultura della working class, la disoccupazione, il decadimento, l’alienazione degli individui cede alla retorica del nazionalismo, che in quegli anni incolpa gli immigrati per i problemi economici e sociali di un’intera società. Il passaggio di Combo dalla commozione all’invidia per quel giamaicano con cui fino ad un attimo prima stava fumando erba, al pestaggio, la racconta meglio di qualsiasi statistica sulla violenza nelle periferie. Il percorso di crescita di Shaun ora è completo. Ora sa e certo non dimenticherà.
Il film di Shane Meadows è anche un poetico film sul cambiamento necessario e sulla fatica per non restare fermi al palo e per diventare grandi. Shaun impara sulla propria pelle che tutto ciò che lo circonda non è un gioco, anzi è anche più duro di una guerra. E se la guerra quotidiana si confonde per immaginazione con quella reale, quella dall’altra parte del mondo, è perché non si riesce a trovare una semplice via d’uscita a qualcosa che dovrebbe essere scontato: il diritto a una vita normale. E se si guarda bene, nonostante la guerra abbia un altro nome, il 1983 non è poi così lontano.
Prodotto nel 2006, vincitore in quell’anno del Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di Roma, è un film folgorante ed incantevole, che resta, non solo negli occhi per la forza con cui riesce a raccontare il gruppo, ma anche le solitudini, e la sapienza nel narrare la società, a mettere in risalto la grandezza umana. Meadows colpisce al cuore. Al cuore di un sistema che non è più, ed è ancora: This is England. Ma questo è anche il nostro mondo. Eppure qualcosa è cambiato: oggi anche quella mentalità è tristemente lontana. Perché qui e ora stiamo peggio: solo pelle e vestiti, senza testa. Altro che skinhead.
Non c’è altro da aggiungere.

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