ICONIC? IRONIC!



Asteroide 325, il piccolo principe incontra un re che gli rivela: “l’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione”. Un re saggio, ma che non ha nessun suddito. Un paradosso, come quelli di Vincenzo Rulli che con la sua serie Cinque esercizi per diventare un imperatore ideale boccia ogni forma di potere.

Asteroid 325, the little prince meets a king who tells him: "the authority rests first of all on reason." A wise king, but that has no citizens. A paradox, like those of Vincenzo Rulli that with his series Five exercises to become a perfect Emperor rejects every form of power.


Gli esercizi a cui rimanda l’artista altro non sono che azioni impossibili ed illogiche, una sorta di inganno per chi si illude di poter divenire un governante e per di più perfetto, una critica tagliente per chi ritiene di esserlo già.
Senza Tito è un braccio teso in un saluto romano. Sovrasta imponente le teste degli spettatori e contemporaneamente sorregge uno yo-yo, un piccolo dispositivo ludico e infantile inserito sì in  contrapposizione con il braccio rigido nel suo rigore, ma soprattutto come simbolo onomatopeico: yo-yo, ossia “io-io”. La scultura è così un’ironica rappresentazione dell’assolutismo e dell’accentramento del potere tipici dei sistemi totalitari.
Il movimento del disco, ripetitivo e perenne, risulta ipnotico, rimandando a tutti quei gesti e rituali collettivi che si insinuano subliminalmente nelle menti delle grandi masse subordinate. Lo stesso posizionamento della scultura ad un’altezza troppo elevata per qualsiasi essere umano richiama, non solo la maggiore levatura sociale dell’imperatore, ma anche l’accorgimento adottato ad esempio da Leni Riefensthal nel film di propaganda Il trionfo della volontà nel riprendere Hitler dal basso perché apparisse più alto ed eroico.

The exercises to which the artist refers are simply impossible and illogical actions, a kind of deception for people who think they can become a leader, and more perfect, a sharp criticism for those who already claims to be so.
UnTito is an outstretched arm in a Roman salute. Huge, it overlooks the heads of the spectators and at the same time it supports a yo-yo, a small device inserted so playful and childish in contrast with the rigid arm in its rigor, but also as a symbol onomatopoeic: yo-yo, or "io-io", in Italian "me-me". The sculpture is so ironic representation of absolutism and centralization of power typical of totalitarian systems.
The movement of the yo-yo, repetitive and enduring, is hypnotic, referring to all those collective gestures and rituals that penetrate subliminally into minds of the masses subordinated. The same positioning of the sculpture at an altitude too high for any human being reminds, not only the largest social standing of the emperor, but also the arrangement adopted for example by Leni Riefensthal in the propaganda film The Triumph of the Will shooting Hitler from low to make him higher and more heroic.

Ancora frammenti di corpo in La lingua universale, un acquario che contiene alla sua base una bocca che emette delle bolle d’aria travolgendo la fissità del liquido. L’artista ci mostra qui come l’imperatore non riesca a comunicare con e per noi, il suo popolo. Non udiamo la sua voce e così la lingua unificante promessa nel titolo di quest’opera si rivela una chimera, destinata ad infrangersi come una bolla contro una parete di vetro.

Still fragments of the body in The universal language, an aquarium that contains at its base a mouth that emits bubbles that distort the fixity of the liquid. The artist shows us here how the Emperor can not communicate with and for us, his people. We don't hear his voice, and so the language unifying promise in the title of this work proves to be a chimera, like a bubble destined to crash against a wall of glass.

Apocrifo di Adriano è una minuziosa riproduzione di un busto dell’omonimo imperatore romano. La versione di Rulli ha però in testa una palla di gomma colorata sospesa nel vuoto grazie ad un getto d’aria che la solleva. L’esercizio qui è letteralmente ideale e la palla/sfera non è che la materializzazione dell’idea, un’idea matematicamente esatta, come non potrebbe essere altrimenti nella mente di un governante perfetto.

Apocryphon of Hadrian is a meticulous reproduction of a bust eponymous Roman emperor. The version of Rulli has, however, a colored rubber ball suspended in the air thanks to a jet of air that lifts it. The exercise here is literally ideal and the ball / sphere is but the materialization of the idea, an idea mathematically correct, it could not be otherwise in the mind of a perfect ruler.

Con L’amo! l’artista si autorappresenta dando volto e corpo ad un uomo impegnato nell’attività di pescare: tiene in mano la canna da pesca e prende all’amo la propria ombra che si solleva fisicamente dal pavimento grazie ad un meccanismo nascosto. L’ombra, da sempre rappresentazione dell’alter-ego nell’immaginario collettivo, si ricongiunge così al sé ripescata dagli abissi dell’inconscio.
Sigmund Freud nel suo saggio Il perturbante a proposito del “doppio” della persona, tra cui appunto le ombre, afferma che “(…) non c’è niente  (…) che possa renderci ragione di quell’impulso difensivo che ha obbligato l’Io a proiettare all’esterno detto materiale, quasi si trattasse di qualcosa di estraneo”. L’ombra è difatti una proiezione del corpo, che diviene però materica nell’opera di Rulli, portata in superficie in un delirio d’onnipotenza, una rivelazione estatica. “Estasi” significa per l’appunto “lo star fuori di sé”, per esteso, “esaltazione dello spirito, che si affisa in un oggetto fuori di sé, con inazione de’ sensi e cessazione de’ movimenti”. Il pescatore rappresentato in L’amo! infatti è immobile e la sua ombra gli si avvicina tirata su dalla lenza e non dal braccio, in un movimento che così si rivela più mentale che fisico.

With L'Amo! (in Italian it means "I love her" and also "the bait") the artist depicts himself giving a face and body to a man engaged in the activity of fishing: he's holding the fishing rod and takes its shadow that is lifted physically from the floor thanks to a hidden mechanism. The shadow, always representing the Alter-ego in the collective imagination, is joined to itself fished out from the depths of the unconscious.
Sigmund Freud in his essay The Uncanny about the "double" of the person, including precisely the shadows, says that "(...) there's nothing (...) that can account the defense impulse that has forced the Ego to project outside this material, as if it were something foreign." The shadow is in fact a projection of the body, which becomes material in the work of Rulli, brought to the surface in a delirium of omnipotence, an ecstatic revelation. "Ecstasy" means precisely "the being beside himself," in full, "exaltation of the spirit, which focuses in an object outside itself, with inaction of senses and termination of movements". Infact the fisherman represented in L'Amo! is immobile and its shadow approaches him pulled up from the fishing line and not from the arm, in a move that it is more mental than physical.

Il volto, in particolare, tradisce la natura essenzialmente erotica di quest’opera, fissato in un’estasi/orgasmo narcisistica: il capo è leggermente reclinato, le labbra socchiuse, gli occhi chiusi. Lo stesso titolo dell’opera, L’amo!, è un altro gioco di parole dell’artista che ci propone nuovamente una molteplicità di significati accentrati in un unico elemento.

The face, in particular, betrays the essentially erotic nature of this work, fixed in an ecstasy / orgasm narcissistic: the head is slightly tilted, lips slightly parted, eyes closed. The very title of the work, L'Amo!, is another play on words of the artist we propose again a multiplicity of meanings concentrated in a single element.

In Occhiale per eclissi temporale il corpo è completamente assente e rappresentato da un suo apparato meccanico, un prolungamento inorganico che promette l’accrescimento della bellezza e dei sensi. Gli occhiali dell’imperatore hanno delle lenti speciali, formate da una clessidra che trattiene in sé la poetica dell’objet-trouvé e del ready-made. Ma la clessidra non è solo un casuale ritrovamento, un’associazione fine a se stessa. Simbolo dell’incessante scorrere del tempo, la clessidra posta in orizzontale blocca il fluire della sabbia al suo interno; il tempo viene così fermato, ma solo simbolicamente, e ci troviamo ancora una volta di fronte ad un’opera che contiene tutta la contraddizione e il paradosso della coincidenza di reale e ideale, umano ed extra-ordinario. Immediato il rimando semantico al lavoro di Gino De Dominicis che inscenò proprio il blocco temporale in diverse sue opere [vedi Palla caduta da un’altezza di due metri, un istante immediatamente prima del rimbalzo e Seconda soluzione d’immortalità (l’Universo è immobile)].
Come la “freccia” del filosofo Zenone, che appare in movimento ma è in realtà immobile, la palla di De Dominicis e gli occhiali di Rulli sono dei paradossi concettuali, ossimori oggettivati.

 “Per esistere, veramente, dovremmo fermarci nel tempo (…). Non potendo intervenire direttamente su se stesso per fermare il corso inesorabile del proprio tempo interno, e allungare la propria vita, l’uomo ha inventato dei mezzi che lo rendessero più veloce; intervenendo così sullo spazio, indirettamente è riuscito a intervenire sul tempo. (…) purtroppo invece è solo un palliativo”
(Gino De Dominicis)

Non manca neanche stavolta il gioco di parole, così l’imperatore ideale deve sì controllare il tempo fino ad avere facoltà di fermarlo, ma nel farlo si ritrova con la “sabbia negli occhi”. 
Era stato promesso un training per divenire imperatori, di ideale restano solo gli esercizi.

In Glasses for temporal eclipse the body is completely absent and represented by its mechanical device, an inorganic extension that promises the growth of the beauty and senses. The glasses of the emperor have special lenses, consisting of an hourglass that holds within itself all the poetic of objet-trouvé and ready-mades. But the hourglass is not just a random occurrence, an association end in itself. Symbol of the incessant flow of time, the hourglass placed horizontally blocks the flow of sand in it; so the time is stopped, but only symbolically, and we are once again faced with a work that contains all the contradiction and the paradox of the coincidence of real and ideal, human and extra-ordinary. Immediate the semantic reference to the work of Gino De Dominicis, who staged the block of the time in several of his works [see Ball dropped from a height of two meters, just before the bounce and Second Solution of Immortality (The Universe is immobile)].
As the "arrow" of the philosopher Zeno, who is running, but is actually unmoving, the ball of De Dominicis and the glasses of Rulli are conceptual paradoxes, oxymorons objectified.

  "To exist, really, we should pause in time (...). Unable to intervene directly on himself to stop the relentless course of their time inside, and lengthen his life, man has invented the means to make him more quick; thus intervening on the space, was able to indirectly intervene on time. (...) But unfortunately it is only a palliative "
(Gino De Dominicis)

There is once again the pun, so the emperor is so perfect which has the power to stop the time, but in doing so finds himself with the "sand in the eye."
He had been promised a training to become emperors, ideal are just the exercises.


Vincenzo Rulli, nato nel 1980 a Roma, dove vive e lavora.
La sua ricerca, sviluppata in piena libertà formale, mescola mezzi artistici tradizionali con video, suono e installazione, indagando il linguaggio del contemporaneo in una dimensione interattiva. 
Presente in collezioni pubbliche e private, tra le principali mostre ricordiamo: Cinque esercizi per diventare un imperatore ideale, Mara Coccia Arte Contemporanea, Roma; Villa Adriana, Dialoghi con l’antico, Museo Archeologico di Villa Adriana, Tivoli, 2011; My generation, Museo Pietro canonica, Roma; Ente Comunale di consumo, CIAC, Genazzano, 2010; Arianna, Spazio Punctum, Roma, 2007.

Vincenzo Rulli, born in 1980 in Rome, where he lives and works.
His research, developed in full formal freedom, mixes traditional artistic media with video, sound and installation, investigating the language of contemporary art in an interactive dimension.
Present in public and private collections, between major exhibitions we remember: Five exercises to become a perfect Emperor, Mara Coccia Contemporary Art, Rome; Villa Adriana, Dialogues with the old, the Archaeological Museum of Villa Adriana, Tivoli, 2011; My Generation, Pietro Canonica Museum, Rome; Ente Comunale di consumo, CIAC, Genazzano, 2010; Arianna, Spazio Punctum, Rome, 2007.
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