DIAZ

"Pereira sostiene  che a quel punto si alzò dalla seggiola. Si era messo a sedere perché sentiva il cuore in gola, ma a quel punto si alzò e disse: ho sentito delle grida voglio andare a vedere cosa succede in camera mia. Il magrolino basso gli puntò la pistola. Al suo posto non lo farei, dottor Pereira, disse, i miei uomini stanno facendo un lavoro delicato e per lei sarebbe sgradevole assistere…”
Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira

Buio in sala.
Genova, luglio 2001. Tutto sembrava finito, tragicamente, ma definitivamente finito. Le stazioni ferroviarie erano state riaperte, e quei giovani e meno giovani, stremati per quella guerra non prevista erano pronti a rientrare nelle proprie case. Sembrava tutto finito. Si sperava forse che fosse così. L’allerta c’era. E la notte sarebbe stata lunga. Poco prima della mezzanotte centinaia di poliziotti fecero irruzione nella scuola Diaz. 93 persone, che lì avevano trovato ricovero, vennero selvaggiamente picchiate, ferite, umiliate e si trovarono in stato di arresto. Una mattanza, un’aggressione di stampo cileno, una macelleria molto più italiana che messicana. Penso che nessuna espressione possa spiegare quello che è accaduto. Nessuna parola possa essere utile per descrivere. Ma le immagini della pellicola di Daniele Vicari parlano da sole. Tutto è raccontato. Le ossa rotte e il sangue. La violenza nella sua durezza e nel suo realismo. “Un pugno allo stomaco”. “Un film importante”. Così è stato definito. Ed è vero. Ma non è tutto qua. Un’irrequietezza che non fa star seduti composti nella poltrona del cinema. E vorremmo alzarci, ma davanti a quelle immagini, a quei rumori, a quella violenza, a quell’umiliazione si è terribilmente impotenti e schifati. Diaz racconta gli atti processuali, quegli atti indiscutibili che non permettono strumentalizzazioni. E i fatti sono molto più forti e molto più importanti di qualsiasi commento su quei giorni.

Luce in sala. E su questo Cinema, così potente e così drammaticamente reale.

Sui titoli di coda sono fuggita. Sono corsa fuori e ho preso aria. Nessun sollievo. Questo non è solo un film.

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